In questi giorni, persino i gioielli di Mariah Carey sono sottovoces un niente di diamanti alle orecchie e al dito un anellino, sempre di diamanti, a forma di farfalla. Tutto firmato Cartier. Le uniche vibrazioni divistiche percettibili si colgono nelle due ore e mezza di attesa nell'atrio del suo albergo di New York (a Londra ha prenotato 15 stanze a 3 mila euro per notte ciascuna), e nella guardia del corpo grossa come un lottatore di sumo.
La cantante pop di maggior successo dell'ultimo decennio da anni non riesce a piazzare una canzone in cima alle classifiche. Il primo aprile esce con un nuovo album, The Emancipation Of Mimi, registrato nel suo studio preferito sull'isola di Capri (sì, proprio la Capri italiana). Considerando la posta in gioco, è fin troppo disinvolta. Una diva in via di recupero. A 35 anni, si sta lasciando alle spalle i suoi drammi: un'infanzia traumatica, il ricovero in clinica dopo un crollo di nervi, il matrimonio con il boss della Sony e persuasore occulto Tommy Mottola, le catastrofiche apparizioni televisive su Mtv, un ridicolo debutto cinematografico nel 2001 con Glitter — Quando Nasce Una Star. “È ora che la gente conosca il mio lato più leggero.”
Ripartiamo dalle isole: meglio Manhattan o Capri?
È più facile lavorare a Capri: il mio studio di registrazione è su una collina affacciata sul mare. Capita che ci rimanga fino all'alba: da sola, spettinata, senza trucco e con un paio di boxer A New York ti pressano per farti mettere in tiro persino durante le sedute di registrazione.
Questo è veramente il suo “album del ritorno”?
Possono chiamarlo anche il mio &ldquo,album da supermercato” se vogliono, basta che lo comprino… Questa è una delle cose che mi dà più fastidio: i giornali hanno sempre cercato di rinchiudermi in una scatola, Mariah è una ragazza bianca che canta come una nera? Una ragazza nera che cerca di essere bianca? È R&B o hip-hop?
Da che scatola sta uscendo adesso?
BBasta ascoltare “It's Like That…” (canta): “No stress, no fights, I'm leavin' it all behind… no tears, no tears, no time to cry… just making the most of life” (Niente stress, niente lotte, mi lascio tutto questo alle spalle… niente lacrime, niente lacrime, non è il momento di piangere… sto solo prendendo il meglio dalla vita). Nel titolo dell'album ho usato il nome &lduqo;Mimi” perché è quello che usano le persone che mi stanno più vicine. Con tutto quello che ho passato, con tutte le sciocchezze e la spazzatura che hanno infestato la mia vita, posso permettermi di essere felice per questo nuovo disco, non le pare?.
Ma di che cosa si è finalmente liberata?
Dell'enorme complesso d'inferiorità con cui sono cresciuta. Essere un incrocio di razze in un quartiere come il mio a Long Island, abitato esclusivamente da bianchi, non è una cosa che si supera facilmente. Voglio dire, ci facciamo ancora caso quando vediamo insieme un uomo nero e una donna bianca! La gente era invidiosa dei miei genitori: un bellissimo ingegnere aeronautico afro-americano e una cantante d'opera molto alta, con i capelli lunghi e biondi. Eravamo tre fratelli. Stupendi. Ma i vicini ci consideravano dei mostri. I miei hanno divorziato quando avevo tre anni e, da allora, abbiamo traslocato 13 volte. Una volta ho portato un'amica a casa di mio padre e lei, quando l'ha visto, si è messa a urlare come un'isterica perché non aveva mai visto un nero. E a mio fratello e mia sorella, entrambi più grandi di me, è capitato di peggio: i vicini hanno avvelenato i loro cani e incendiato le loro auto.
Quali sono i suoi primi ricordi?
Mia madre mi racconta sempre che lei stava studiando la sua parte nel Rigoletto, io la interruppi e le dissi: “No, mamma, fa' così…” E, a quanto pare, cantai perfettamente la strofa, in italiano per giunta. Avrò avuto quattro anni. Mia madre mi guardò e pensò: “Questa non è una bambina come le altre.” Lei mi ha sempre incoraggiato a cantare. Purtroppo ha messo in secondo piano la sua carriera, soprattutto dopo essersi impegnata nella battaglia per i diritti civili.
C'è un legame tra tutto questo e il fatto che il suo nuovo disco, così sexy e ballabile, si concluda con un brano gospel che parla di Gesù?
Ho insistito molttisimo perché “Fly Like a Bird” fosse la canzone finale dell'album. Pensi alla frase introduttiva pronunciata da Clarence Keaton, il pastore della chiesa dove vado io a Brooklyn: “Il pianto può durare una notte, ma al mattino arriva la gioia.” Beh, mi piace che qualcuno pensi di aver comprato un album per ballare, fatto da me e da alcuni rapper, e si ritrovi poi ad ascoltare un messaggio del genere. A un certo punto della mi vita avevo proprio bisogno di sentire cose sagge di questo tipo: purtroppo nessuno mie le ha dette. Volevo che quella frase rimanesse a far parte dell'album anche se alla casa discografica non piaceva o sembrava una cosa esagerata.
Come Whitney Houston, lei ha cantato il gospel e ha inciso un album natalizio. Quale sarà la prossima mossa? Magari un po' d'opera, come Barbra Streisand? Ha anche un nome in tema: “Mi chiamano Mimi…”
Ho un enorme rispetto per i cantanti d'opera, perché mi rendo conto di quanti anni di studio ci vogliano per arrivare a quello che fanno loro. Io, invece, non ho la tecnica. Mi ci vorrebbero dei secoli per riuscire a cantare bene in quel modo, per studiare l'ореrа e реr essere in grado di renderle giustizia. Veramente, ora che ci penso, una volta ho cantato con Pararotti. Conta?